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      Notizie

      La bollicina Italiana

      La biodiversità italiana in fatto di bollicine è tanta, dalla Sicilia ai colli di Valdobbiadene, facciamo chiarezza. Non bisogna cadere nella trappola del “è buono ma”, perché il livello degli spumanti italiani è salito e si sta smettendo di fare paragoni con i vicini francesi. E poi la zona della Champagne è una sola, mentre noi in Italia possiamo contare su vitigni, terreni e caratteristiche peculiari. In fatto di bollicine, bere italiano significa grande diversità e una grande sicurezza: Lo spumante è il vino del momento. Finita l’era del Gewurztraminer e prima ancora dei rossi muscolari, con le bolle oggi non sbagli mai, da regalare e da stappare, in ogni situazione, a tavola e per aperitivo». Ma cosa comprare?

      W IL PINOT NERO
      Tradizionalmente per produrre lo Champagne si usano i vitigni chardonnay e pinot nero, in Franciacorta e per il Trentodoc si usa anche il pinot bianco, per fare il prosecco di usa invece l’uva Glera. Oltre a scegliere un territorio o l’annata, è l’uva che definisce un vino: «Chardonnay e pinot nero sono le due uve classiche usate per la spumantizzazione perché sono diverse e complementari. Lo chardonnay dà morbidezza e il floreale, il pinot nero è più rustico e vinoso, dà sostanza e struttura». In purezza il pinot nero è da veri intenditori, per il suo carattere e perché i rosè sono gli spumanti più difficile da realizzare, la prova del nove per ogni produttore».

      SEMPRE PIÙ ROSÈ
      Se l’uva è a a bacca bianca si ha un blanc de blancs (vino bianco da uve bianche), se l’uva è a bacca nera, il vino si dice blanc de noirs (vino bianco da uve nere). Poi ci sono i rosati, che negli ultimi anni hanno avuto una crescita impressionante: «Era un vino che non si beveva quasi mai, oggi invece è esploso e non solo per il bel colore: effettivamente risolve molti problemi di abbinamento a tavola. Si può fare con metodi diversi, da uve a bacca nera, e spumantizzato con metodo classico oggi si fa con il pinot nero ma anche con uve che non ti aspetti, come il Lambrusco, o i vitigni autoctoni del Sud».

      BOLLICINE OVUNQUE
      «La nostra penisola produce spumanti da Nord a Sud, dalle bollicine di montagna del Trentodoc, eleganti e fini, a realtà come la Puglia nella zona di San Severo, ma anche Piemonte Sicilia e Campania». È il vino del momento, non più un consumo stagionale, e gli esperimenti con cui divertirsi sono davvero tanti.

      COSA PROVARE, UNA PER TIPOLOGIA
      Una per tipologia, per apprezzare differenze e ottimi prodotti. «Per il TrentoDoc consiglio Armani, dritto come deve essere la bollicina di montagna, rappresenta perfettamente questa doc. Per la Franciacorta sceglo un’altro viticoltrice, Rizzini con il vino Brut, diversissimo perché grasso e ricco. Prosecco, un Conegliano Valdobbiadene DOCG di Vallis Mareni, diverso da ogni cosa che si hanno già assaggiato perchè non sa così di pera Williams come gli altri prosecco e ha una dimensione diversa, acquista sentori di agrumi, crosta di pane, una complessità maggiore e un gusto unico. Per l’Alta Langa, zona tradizionale per il moscato, consiglio una delle grandi bollicine di questo consorzio emergente: è la regione con la più antica tradizione spumantistica italiana e l'extra brut di Deltetto ha una grande struttura e grande spessore. A sud da uve diverse e inconsuete, sarà bello stappare un d’Araprì, metodo classico da uve bombino bianche». Per una bollicina fuori dagli schemi invece propongo Nicola Gatta coi suoi metodi classici naturali e i suoi lunghi affinamenti sui lieviti. Stappiamo il suo Rosè de Noir ?

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